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CAPITALE CIRCOLANTE NETTO

CAPITALE CIRCOLANTE NETTO


Va analizzato per comprendere il cash flow


Se si sta cercando di conoscere la capacità della propria impresa di generare cassa, è importante innanzitutto capire il significato e l’importanza del “Capitale circolante netto” (C.C.N.)
Esso rappresenta l’insieme delle risorse destinate al ciclo di trasformazione e vendita in attesa di essere consumate o vendute.

Il C.C.N. viene calcolato come la somma algebrica tra le attività e le passività correnti:

Rimanenze

Crediti

Debiti

Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni

Disponibilità liquide in attesa di essere utilizzate (contanti, assegni, liquidità di conto corrente).

 

Il suo calcolo diventa più semplice dopo aver riclassificato lo stato patrimoniale del bilancio.
Quando si parla di attività o passività correnti, si intendono i crediti o i debiti per i quali è previsto l’incasso o il pagamento nel breve termine (entro 12 mesi).

 

Il C.C.N. esprime la misura in cui l’impresa è in grado di far fronte agli impegni assunti nel breve periodo con il realizzo delle attività a breve.

 

Per capire questo è necessario analizzare tutti i valori, non solo il saldo.
Facciamo un esempio di due situazioni diametralmente opposte, ma con un saldo di C.C.N. uguale e pari ad euro 500.000.

AZIENDA A.

CREDITI                                  + 1.100.000
MAGAZZINO                              + 400.000
DEBITI                                    – 1.000.000
CCN                                          +500.000

AZIENDA B.

CREDITI                                     + 400.000
MAGAZZINO                            + 1.100.000
DEBITI                                    – 1.000.000
CCN                                          +500.000

Preferireste essere l’azienda A o l’azienda B?

Salvo situazioni straordinarie, direi senza dubbio A: i crediti sono di norma più facilmente incassabili di un valore di magazzino: ho già venduto e devo solo incassare.
Nel caso B, devo ancora vendere, e i tempi di una vendita non possono essere certi.

 

Spesso, gli imprenditori non analizzano queste situazioni perché ne sottostimano l’importanza, ma dal monitoraggio costante del C.C.N. è possibile evitare crisi di liquidità e compromettere l’equilibrio finanziario.

 

Le banche, dall’analisi del capitale circolante netto possono fare considerazioni circa il livello di solvibilità dell’azienda nel breve termine, ovvero verificare se gli investimenti in capitale circolante, la cui durata si esaurisce nel breve termine, sono opportunamente coperti da fonti di finanziamento che hanno la medesima durata.

Vediamo di analizzare la dinamica del C.C.N.
Una riduzione del capitale circolante costituisce un elemento di finanziamento interno all’azienda e può altresì rappresentare un miglioramento di alcuni processi aziendali, quali, ad esempio, la razionalizzazione delle politiche di acquisto e fatturazione, il recupero dei crediti, la gestione del magazzino.
Se il capitale circolante è positivo, possiamo ottenere un giudizio positivo sulla struttura finanziaria dell’azienda, se negativo significa che il finanziamento di attività immobilizzate sta avvenendo con fonti a breve termine ed è possibile incappare in problemi di natura finanziaria.

Calcoli il “Capitale circolante netto” della tua impresa?

 

Gigi Turla –  EDUCASH.

 

 

 

 

 

 

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